giovedì 3 luglio 2008

Curili, guerra delle cartine tra Mosca e Tokyo


Chi ha detto che le Curili meridionali sono parte della Russia? Non la pensano così i giapponesi, che hanno pensato bene di utilizzare per l'imminente G8 in Hokkaido cartine ufficiali che mettono le quattro isole più meridionali del'arcipelago nel mare di Okhotsk in territorio nipponico. La cosa non è stata presa bene dai russi, che hanno chiesto spiegazioni.

Lo stesso fatto che i giapponesi abbiano deciso di tenere il vertice in Hokkaido in realtà già faceva capire che vorrebbero discutere nella cornice del G8 dell'annosa disputa territoriale con la Russia.Verso la fine della Seconda guerra mondiale l'Unione sovietica aveva addirittura pensato di appropriarsi di parte dell'isola settentrionale del Sol levante, dissuasa soltanto dagli statunitensi. Ancora oggi, comunque, la frontiera del nord per Tokyo rappresenta una ferita all'unità nazionale, la principale delle questioni territoriali irrisolte. E proprio per questo motivo, ancora non viene firmato il trattato di pace tra Tokyo e Mosca e, quindi, formalmente, non viene chiusa la seconda guerra mondiale.

L'Hokkaido è ormai Giappone in maniera più che consolidata, ma resta il problema delle Curili meridionali, che dalla fine della guerra il Giappone rivendica come parte integrante del proprio territorio e l'Unione sovietica, prima, e la Russia poi, non hanno mai avuto intenzione di restituire. Tenendo anche presente, che le Curili meridionali sono vicinissime alle coste dell'Hokkaido.

Le isole Curili sono in tutto 56, tra grandi e piccole, e la loro sovranità è da sempre una questione aperta tra Mosca e Tokyo. Nel 1644 l'arcipelago entrò nell'orbita giapponese, sotto il controllo del clan di samurai dei Matsumae. Tuttavia, i veri abitanti delle isole erano etnicamente imparentati con gli indigeni dell'Ezo (oggi Hokkaido), cioè gli odierni Ainu, che proprio alcune settimane fa hanno finalmente ricevuto un formale riconoscimento dalla Dieta, il Parlamento nipponico Proprio oggi il New York Times pubblica un bel reportage sul tema del riconoscimento degli Ainu. Le Curili stesse sono state il teatro dei primi incontri tra giapponesi e quelli che vennero frettolosamente identificati come "Ezo (ovvero Ainu) rossi", dal colore delle loro divise e dei loro capelli. Insomma, i russi. Nel 1855 lo shogunato del clan Tokugawa e la Russia firmarono un trattato a Shimoda che assegnava ai giapponesi le Curili meridionali, che comprendono Iturup (in giapponese Etorofu), Kunashir (Kunashiri), Shikotan e l'insieme di isolotti identificato come Habomai.

All'origine della controversia attuale c'è l'ultima parte della seconda guerra mondiale. Il 9 agosto 1945, tre giorni dopo l'esplosione della bomba atomica di Hiroshima e nello stesso giorno di quella di Nagasaki, l'allora Unione sovietica entrò in guerra contro il Sol levante, prendendo possesso anche delle Curili meridionali. I giapponesi residenti nell'isola che non riuscirono a scappare furono spediti nei gulag. Secondo Tokyo, che una settimana dopo accettò la Dichiarazione di Potsdam con la resa, Mosca con quel gesto aveva violato il patto di neutralità dell'aprile 1941, che sarebbe scaduto nel 1946. Dal canto loro i sovietici sostennero di aver dichiarato guerra in base agli accordi di Yalta del febbraio 1945. Anzi, in base a quegli accordi raggiunti dal presidente USA Franklin Delano Roosevelt, dal leader sovietico Josif Stalin e dal primo ministro britannico Winston Churchill, l'Urss reclamava anche la parte settentrionale dell'Hokkaido e dovette desistere solo per il rifiuto americano.

Quando nel 1951 venne firmata la pace a San Francisco, il Giappone rinunciò alle Curili, meno i cosiddetti Territori del nord (Hoppo ryodo), cioè le Curili meridionali. Dal canto suo, Mosca non firmò la pace proprio perché mancava l'accordo su questo punto.

Alla complessa vicenda storica, tuttavia, s'affiancano due fatti che rendono difficile, oggi più che mai, una soluzione della controversia, nonostante il notevole sviluppo dei rapporti commerciali tra Russia e Giappone. Il primo è che le Curili meridionali sono ricchissime di risorse minerarie, energetiche, ittiche, oltre alle eventuali prospettive turistiche. Il secondo motivo è strategico. La Russia considera i passaggi tra le isole, cruciali per garantire l'operatività nel mare di Okhotsk della sua Flotta del Pacifico. Gli stretti tra le isole sono tra gli unici punti di quel freddissimo mare che non gelano d'inverno.

Tokyo spera ancora di risolvere il problema. L'ultima offerta arrivata dal presidente russo Vladimir Putin è stata quella di restituire a Tokyo l'isola di Shikotan e le piccole Habomai, la stessa soluzione che prevedeva la Dichiarazione congiunta nippo-sovietica del 1956. Al momento, i giapponesi non sembrano intenzionati ad accettare, né i russi a cedere qualcosa di più.