lunedì 26 maggio 2008

Cina e Russia: oggi amiche, domani chissà...


Se l'Asia centrale è l'"Heartland" della dottrina geopolitica, cioè quella parte dell'Eurasia cruciale per il controllo del mondo, ci sono tre paesi che, più di tutti gli altri, si confrontano per mettervi le mani. Russia, Cina e Stati uniti sono impegnati in un competizione, che talvolta s'ammanta delle vesti di una collaborazione ambigua, come nel caso di Mosca e Pechino all'interno dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco). Altre volte, invece, ha il suono delle bombe, come nel caso dell'occupazione americana in Afghanistan.

S'è concluso da poco il primo viaggio in Cina del nuovo presidente russo Dmitri Medvedev. L'inquilino del Cremlino ha incontrato Hu Jintao e molti commentatori internazionali hanno visto i risultati di quei colloqui come il rinsaldarsi di un asse Mosca-Pechino in chiave anti-americana. Certamente, la presa di posizione comune contro lo scudo antimissilistico americano può essere letta in questa cornice. E, tuttavia, non è possibile inquadrare i rapporti tra i due giganti asiatici come la rappresentazione di un'unità d'azione, perché non è tutto così semplice.

Certamente sia la Russia che la Cina sono alleate nell'impegno per contrastare l'attivismo statunitense nella regione degli ultimi anni. A partire dall'invasione dell'Afghanistan fino alle "rivoluzioni colorate" nel Caucaso, non si può dire che Washington sia stata a guardare. Molti analisti hanno visto questo attivismo (ivi compresa la guerra in Iraq) come un chiaro segnale che gli Usa intendono "accerchiare" la potenza in ascesa, cioè la Cina. Ma questa strategia si è rivolta contro lo stesso Occidente. L'instabilità che ha caratterizzato questo inizio di XXI secolo, infatti, s'è ripercossa anche sul prezzo delle materie prime, soprattutto dell'energia, andando a contribuire al rafforzamento della ricchezza dei paesi produttori, a partire dalla Russia, la quale è tornata a essere una grande potenza regionale - anche se non più globale - capace di essere competitiva con l'America.

La complementarità delle politiche strategiche di Russia e Cina, al momento, non sembra essere messa in discussione. Ma immaginare che Mosca non guardi con preoccupazione la grande ascesa di Pechino sarebbe essere ciechi. Pensiamo al caso della Sco. Nata nel 2001, raggruppa quattro paesi dell'Asia centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) e potrebbe presto allargarsi a Iran, Mongolia, India e Pakistan, che hanno oggi lo status di osservatori. A partire da due anni fa, la Sco s'è segnalata per essere stata il raggruppamento regionale entro la cui cornice si sono tenute spettacolari esercitazioni militari con la presenza preponderante di forze armate russe e cinesi. Tanto che diversi osservatori hanno definito la Sco una specie di anti-Nato. Una definizione semplicistica in verità. Il grande motore che ha portato alla costituzione e rafforzamento del ruolo della Sco è stata la Cina. Mosca, dal canto suo, s'è accodata, anche perché preferisce come suo agente regionale l'Organizzazione per il trattato collettivo di sicurezza (Csto), altro raggruppamento regionale in cui però la Cina è assente. E, se Mosca è nella Sco, molto probabilmente, è più per controllare quel che fa la Cina, che per sostenerlo.

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